
Il
Mar Mediterraneo sia a causa della
sua posizione geografica, al limite
fra i mari caldi e freddi, sia per
la sua storia paleogeografica e paleoecologica
presenta peculiari caratteristiche
biologiche: prima fra tutte un profilo
termico verticale con temperature
che anche alle massime profondità
non scendono al di sotto dei 128/138
C a causa dell'esistenza a circa 320
m. dalla superficie della soglia dello
Stretto di Gibilterra, che impedisce
l'ingresso di acque profonde fredde
di provenienza oceanica. Vi è
inoltre nel Mediterraneo una forte
tendenza all'evaporazione bilanciata
dall'ingresso di acque di origine
atlantica attraverso lo Stretto ed
in misura minore dall'apporto fluviale
e dalle precipitazioni. In generale
è possibile parlare di Mediterraneo
occidentale ed orientale, differenti
soprattutto per quanto concerne la
temperatura (per il bacino occidentale
12°/13°C invernali e 23°C
circa in estate mentre per quello
orientale sui 16°C invernali e
26°/29°C estivi) e la salinità
(quello orientale è più
salato) e di conseguenza anche per
le specie biologiche che è
possibile rinvenire nelle due zone.
Inoltre i mari temperati presentano
la peculiarità che mentre la
temperatura delle acque profonde resta
abbastanza costante, gli strati superficiali
risentono notevolmente dei cambiamenti
stagionali: a fine inverno/inizio
primavera vi è in questo senso
una omogeneità di tutta la
colonna d'acqua, che varia invece
in relazione al progressivo aumento
delle ore di luce, e quindi con l'approssimarsi
della stagione estiva, dando vita
ad uno strato superficiale a temperatura
più elevata (strato che in
estate può raggiungere anche
i 20-30 mt), separato inferiormente
da una specie di barriera (termoclino,
riconoscibile in acqua, oltre che
per lo sbalzo termico, anche in alcuni
casi per la presenza di una fascia
a differente visibilità) dal
sottostante strato più freddo,
che permane fino alla ripresa delle
perturbazioni autunnali, quando va
assottigliandosi sempre più,
fino a scomparire del tutto con il
ripristino dell'omogeneità
termica della colonna.
Per quanto concerne le specie che
popolano il Mare Nostrum, la relativa
povertà, a livello quantitativo,
di organismi ne determina la caratteristica
trasparenza delle acque, in contrapposizione
alla ricchezza qualitativa rinvenibile.
Caratteristica dell'ambiente mediterraneo
è la Posidonia oceanica una
vera e propria pianta, e non un'alga
come comunemente viene ritenuta: le
alghe non hanno fiori e frutti, né
tantomeno sono differenziate in organi
specializzati, cosa che invece accade
a livello della Posidonia. Considerata
l'importanza che riveste per tutto
il mar Mediterraneo, meriterebbe un
capitolo a parte, cosa peraltro non
possibile. Va comunque ricordato che
essa è una specie endemica
di questo mare, dove forma estese
praterie, che, principalmente in relazione
alla trasparenza delle acque, possono
raggiungere anche i 40 metri di profondità.
La pianta è formata da lunghe
foglie riunite in fasci, i quali crescono
a partire da un rizoma (fusto) allungato,
da cui si dipartono le radici che
la ancorano al terreno. Essa funge
inoltre da substrato, sia con le sue
foglie che con i rizomi, per un elevato
numero di specie, sia animali che
vegetali, che si dispongono nelle
due differenti zone a seconda della
loro minore o maggiore predilezione
per la luce (scarsa a livello dei
rizomi, maggiore per lo strato fogliare).

Numerosi
sono i pesci rinvenibili fra le sue
foglie e non perché se ne cibino
direttamente, ma perché questo
ambiente viene utilizzato sia come
nursery, sia per la ricchezza di nutrienti
presenti. Se a prima vista un'immersione
su una prateria di Posidonia pare
non riservare grandi sorprese, ad
una più accurato esame sono
molti gli organismi osservabili, come
ad esempio la Pinna nobilis un mollusco
che generalmente emerge solo con la
sua estremità superiore dai
posidonieti, vivendo con la parte
basale infissa nel substrato o i "cavallucci
marini", Hippocampus di più
difficile visione. Probabilmente il
mar Mediterraneo non presenterà
il fascino dei mari tropicali, con
le loro barriere coralline, ma un'immersione
nelle sue acque regalerà sicuramente
delle piacevoli sorprese. Fra queste
le spugne diversamente colorate, dalle
più comuni Clathrina somiglianti
a pezzi di rete aggrovigliata giallo
vivo e Cliona, spugne perforanti generalmente
gialle importanti dal punto di vista
ecologico, al genere Axinella, particolarmente
apprezzate dai subacquei per il loro
aspetto a colonna più o meno
ramificato e colorazione gialla o
arancione. Ammirate sono anche le
gorgonie, fra cui la Paramunicea clavata
generalmente presente al di sotto
del termoclino con grandi ventagli
di colore solitamente rosso o viola
orientati secondo le correnti dominanti
ed il famoso corallo rosso, Corallium
rubrum un gorgoniaceo presente con
colonie arborescenti generalmente
di piccole dimensioni e rosse (la
colorazione presenta comunque notevoli
variazioni, andando dal rosso scurissimo
al più raro bianco), amante
di zone a scarsa illuminazione, salinità
costante e ridotta agitazione delle
acque.
Sempre per quanto concerne animali
vivacemente colorati, non possiamo
non ricordare i molluschi nudibranchi,
come la "vaccherella di mare",
Peltodoris astromaculata, il cui nome
volgare deriva dalla presenza di macchie
scure sul corpo bianco e la Flabellina
affinis, lilla o porpora. Vistosi
sono poi anche gli anellidi come la
Sabella penicillus, abbastanza comune
su tutti i fondali e con una corona
di branchie variamente colorata o
la Bispira volutacornis, con una corolla
divisa in due parti o lo Spirographis
spallanzani, con caratteristiche simili
ai precedenti e corolla maggiormente
spiralizzata in numerosi giri concentrici.
Da non dimenticare poi che non così
difficile in Mediterraneo risulta
essere l'incontro con un'aragosta,
Palinurus vulgaris, o con un astice,
Homarus gammarus, che non è,
come molti credono, il maschio dell'aragosta.
Fra i pesci, numerosi sono i generi
che vivono in questo mare e da ricordare
che, sempre nel Mediterraneo, fra
i mammiferi marini sono presenti i
cetacei e la foca monaca (Monachus
monachus), ormai purtroppo quasi sicuramente
scomparsa e fra i rettili la tartaruga
Caretta caretta è in grado
di riprodursi anche in queste zone.